2018 – intervista

Riproduci video

La benevolenza di Joaquín Navarro-Valls

I filosofi greci hanno contribuito alla caratterizzazione della benevolenza come virtù pratica. Differenziandola dall’amicizia, Aristotele definisce la benevolenza come il “volere il bene dell’amico per lui stesso”. In virtù dell’intima gratuità che la caratterizza, la benevolenza sarà ritenuta nella riflessione medievale un attributo propriamente divino, cui l’uomo può tendere o aspirare per promuovere la crescita dell’altro e della società.

La riflessione contemporanea sottolinea l’ampiezza della nozione di benevolenza, che diviene oggetto di interesse da parte di sociologi, economisti e psicologi. Alcuni evidenziano la radice utilitaristica della benevolenza, concludendo che aiutare gli altri è connesso intimamente con la felicità personale, altri sottolineano l’originaria gratuità della benevolenza quale disposizione a compiere atti che promuovono in maniera disinteressata il bene di un altro.

La diffusione capillare della cultura del dono ha prodotto l’incremento delle donazioni pubbliche e private, soprattutto in USA, con grande beneficio per la ricerca medico- sanitaria. In Europa la cultura del dono è in crescita, e comincia ad affermarsi come una realtà significativa, soprattutto in alcuni paesi quali UK, Svezia, Paesi Bassi, Svizzera.

Le donazioni in ambito di ricerca medico-sanitaria hanno portato ad alcune tra le più importanti scoperte del secolo scorso, tra cui la penicillina, l’insulina, il vaccino antipolio, i trapianti di rene e oggi supportano buona parte della ricerca contro il cancro.